Patrocinio a spese dello Stato e mediazione obbligatoria: uno stop inatteso

Fonte: Il Quotidiano Giuridico -giovedì 01 febbraio 2018-
di Comoglio Paolo – Avvocato e Assegnista di ricerca nell’Università di Genova

“Non è ammissibile il patrocinio a spese dello Stato per l’attività di difesa svolta nei procedimenti stragiudiziali di mediazione obbligatoria. E’ quanto si legge nel provvedimento del Tribunale di Roma dell’11 gennaio 2018, provvedimento firmato dal proprio Presidente, con cui si prende posizione su una questione di rilevante importanza pratica e del tutto trascurata dal legislatore; il Tribunale, infatti, nonostante le interpretazioni, costituzionalmente orientate, dell’art. 75, D.P.R. n. 115 del 2002, ormai abbastanza diffuse nella giurisprudenza, esclude l’estensione del patrocinio a spese dello Stato ai procedimenti di mediazione obbligatoria l’applicazione del patrocinio a spese dello Stato.

Il fatto

Il caso di specie ha ad oggetto la richiesta del difensore, a seguito di ammissione al patrocinio a spese dello Stato del proprio cliente, della liquidazione dei compensi a lui spettanti per l’attività di assistenza svolta nella fase di mediazione stragiudiziale obbligatoria.

La domanda

Nello specifico il difensore ha chiesto la liquidazione del compenso per l’attività di assistenza svolta nel procedimento di mediazione obbligatoria prodromico ad una domanda di impugnazione di deliberazione assembleare condominiale, procedimento conclusosi positivamente con un accordo fra le parti.

La decisione del Tribunale

Il Tribunale di Roma, di fatto ribaltando gli orientamenti emersi nella giurisprudenza di merito degli ultimi anni, ha escluso l’applicabilità del patrocinio a spese dello Stato all’attività difensiva nei procedimenti di mediazione obbligatoria.

Parte dall’inevitabile constatazione dell’assenza di previsioni normative sul punto (essendo stabilito esclusivamente l’esonero dal pagamento delle spese dell’organismo di mediazione), il Tribunale ha optato per un’interpretazione letterale e restrittiva dell’art. 75, D.P.R. n. 115/2002, limitandone l’applicabilità alle sole fase contenziose, in senso stretto, ritenendo in particolare che:

i) il procedimento di mediazione, per quanto obbligatoria, non è strumentale all’instaurazione di una controversia civile (essendo finalizzato, a contrario, ad evitarla)
ii) la spesa a carico dello Stato non è coperta da alcuna previsione normativa
iii) la legge sulla mediazione non prevede alcun nuovo onere a carico dello Stato
iv) i principi sanciti dall’art. 97 Cost. impongono di assicurare l’equilibro di bilancio
v) nel caso di controversie transfrontaliere il legislatore ha specificamente previsto l’utilizzabilità del patrocinio a spese dello Stato nei procedimenti stragiudiziali obbligatori e, infine
vi)sussisterebbe comunque il vincolo di solidarietà a carico di entrambe le parti.

Le argomentazioni utilizzate dal Tribunale di Roma, per quanto autorevolmente sostenute dal Presidente (e, quindi, almeno si può immaginare, condivise con gli altri giudici dell’ufficio ed espressive dell’orientamento del medesimo Tribunale), non paiono convincenti.

Indubbiamente, il dato normativo è lacunoso e l’orientamento giurisprudenziale consolidato esclude l’applicazione dell’art. 75, D.P.R. n. 115/2002 alle attività stragiudiziali che non siano prodromiche all’attività giudiziale. È altrettanto vero che le spese a carico dello Stato devono avere una copertura normativa. Nonostante questo, però, la soluzione adottata dal Tribunale non pare condivisibile, né dal punto di vista giuridico né dal punto di vista degli effetti che determina.

Prima di tutto non sembra che il summenzionato art. 75 escluda in modo così categorico il patrocinio a spese dello Stato per l’attività stragiudiziale; esso, infatti, si limita ad individuare (al secondo comma) i casi assimilabili alla fase giudiziale vera e propria ai fini dell’estensione del beneficio. In particolare, l’elencazione contenuta al secondo comma non pare tassativa e, benché effettivamente esemplificativa di casi di attività giudiziale, individua il minimo comun denominatore di tali ipotesi (e quindi la ratio dell’estensione del patrocinio a spese dello Stato) nella circostanza che “l’interessato debba o possa essere assistito da un difensore”.

Analoga esigenza sembra certamente sussistere nel caso della mediazione, in cui, come riconosciuto anche nel provvedimento qui annotato, l’assistenza del difensore è addirittura obbligatoria. In definitiva, parrebbe ragionevole adottare un’interpretazione estensiva del secondo comma dell’art. 75, applicandolo a tutti i casi in cui l’assistenza di un difensore sia obbligatoria, anche se riferita a un procedimento stragiudiziale.

Ma ipotizziamo che tale interpretazione estensiva non sia consentita dai principi in tema di spesa pubblica, come ritenuto dal Tribunale. Ebbene, se così venisse interpretato, l’art. 75, D.P.R. n. 115/2002 solleverebbe fondati dubbi di incostituzionalità, sia per violazione del principio di uguaglianza sia per violazione del diritto alla difesa.

Proprio il riferimento alle controversie transfrontaliere fatto dal Tribunale di Roma manifesta in modo evidente la disparità di trattamento, apparendo del tutto irragionevole che l’attività difensiva svolta nei procedimenti stragiudiziali obbligatori relativi a controversie transfrontaliere sia ammessa al patrocinio a spese dello Stato e che, invece, non lo sia quella svolta con riferimento a controversie esclusivamente interne.

Al di là degli aspetti giuridici, comunque, la soluzione adottata dal Tribunale di Roma non convince neppure considerando gli effetti che rischia di produrre; essa, infatti, appare sostanzialmente in grado di disincentivare il ricorso alla mediazione e di distorcerne le finalità.

Prima di tutto, gli avvocati iscritti nell’elenco del patrocinio a spese dello Stato sarebbero disincentivati ad accettare incarichi finalizzati allo svolgimento di mediazioni stragiudiziali e, quand’anche accettassero, ben difficilmente agevolerebbero la definizione amichevole della controversia (puntando evidentemente ad andare in giudizio al fine di ottenere l’ammissione, questa volta incontestabile, al patrocinio a spese dello Stato). In secondo luogo, la controparte del procedimento di mediazione a sua volta non sarebbe in alcun modo incentivata a raggiungere un accordo stragiudiziale, in considerazione del rischio di dover pagare anche le spese dell’altra parte in possesso dei requisiti di ammissione al patrocinio a spese dello Stato.

In definitiva, la soluzione adottata dal Tribunale di Roma non pare condivisibile. Del resto, se l’obiettivo del legislatore è quello di favorire il ricorso a strumenti alternativi di risoluzione delle controversie e di dare alle parti l’effettiva possibilità di definire amichevolmente le proprie controversie, allora certamente tale obiettivo sarebbe irrimediabilmente frustrato se la parte in possesso dei requisiti per l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato (che è presumibilmente quella più debole e maggiormente interessata a una soluzione rapida e amichevole) non potesse avere accesso a una simile forma di assistenza. A questo punto, vista anche l’autorevolezza della presa di posizione giurisprudenziale qui annotata, sarebbe auspicabile l’intervento chiarificatore del legislatore (necessario anche per chiarire la natura, prevedibilmente camerale, e la disciplina del procedimento di ammissione e di liquidazione dei compensi per l’attività di mediazione) o, qualora qualche Tribunale ritenesse di sollevare la relativa questione, della Corte Costituzionale.

La decisione in sintesi

Il patrocinio a spese dello Stato non si applica anche all’attività di assistenza in mediazione, non essendo quest’ultima qualificabile come attività connessa a quella giudiziale.

Esito della domanda:

Nega l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato e rigetta l’istanza

Precedenti giurisprudenziali:

Trib. Firenze 13 dicembre 2016

Trib. Ascoli Piceno 12 settembre 2016

Trib. Firenze 13 gennaio 2015

Trib. Tempio Pausania 19 luglio 2016

Cass. civ. 19 aprile 2013, n. 9529

Cass. civ. 23 novembre 2011, n. 24723

Riferimenti normativi:

Art. 75, D.P.R. n. 115/2002” non ammissibile

 

 

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