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Patrocinio a spese dello Stato e mediazione obbligatoria: uno stop inatteso

Fonte: Il Quotidiano Giuridico -giovedì 01 febbraio 2018-
di Comoglio Paolo – Avvocato e Assegnista di ricerca nell’Università di Genova

“Non è ammissibile il patrocinio a spese dello Stato per l’attività di difesa svolta nei procedimenti stragiudiziali di mediazione obbligatoria. E’ quanto si legge nel provvedimento del Tribunale di Roma dell’11 gennaio 2018, provvedimento firmato dal proprio Presidente, con cui si prende posizione su una questione di rilevante importanza pratica e del tutto trascurata dal legislatore; il Tribunale, infatti, nonostante le interpretazioni, costituzionalmente orientate, dell’art. 75, D.P.R. n. 115 del 2002, ormai abbastanza diffuse nella giurisprudenza, esclude l’estensione del patrocinio a spese dello Stato ai procedimenti di mediazione obbligatoria l’applicazione del patrocinio a spese dello Stato.

Il fatto

Il caso di specie ha ad oggetto la richiesta del difensore, a seguito di ammissione al patrocinio a spese dello Stato del proprio cliente, della liquidazione dei compensi a lui spettanti per l’attività di assistenza svolta nella fase di mediazione stragiudiziale obbligatoria.

La domanda

Nello specifico il difensore ha chiesto la liquidazione del compenso per l’attività di assistenza svolta nel procedimento di mediazione obbligatoria prodromico ad una domanda di impugnazione di deliberazione assembleare condominiale, procedimento conclusosi positivamente con un accordo fra le parti.

La decisione del Tribunale

Il Tribunale di Roma, di fatto ribaltando gli orientamenti emersi nella giurisprudenza di merito degli ultimi anni, ha escluso l’applicabilità del patrocinio a spese dello Stato all’attività difensiva nei procedimenti di mediazione obbligatoria.

Parte dall’inevitabile constatazione dell’assenza di previsioni normative sul punto (essendo stabilito esclusivamente l’esonero dal pagamento delle spese dell’organismo di mediazione), il Tribunale ha optato per un’interpretazione letterale e restrittiva dell’art. 75, D.P.R. n. 115/2002, limitandone l’applicabilità alle sole fase contenziose, in senso stretto, ritenendo in particolare che:

i) il procedimento di mediazione, per quanto obbligatoria, non è strumentale all’instaurazione di una controversia civile (essendo finalizzato, a contrario, ad evitarla)
ii) la spesa a carico dello Stato non è coperta da alcuna previsione normativa
iii) la legge sulla mediazione non prevede alcun nuovo onere a carico dello Stato
iv) i principi sanciti dall’art. 97 Cost. impongono di assicurare l’equilibro di bilancio
v) nel caso di controversie transfrontaliere il legislatore ha specificamente previsto l’utilizzabilità del patrocinio a spese dello Stato nei procedimenti stragiudiziali obbligatori e, infine
vi)sussisterebbe comunque il vincolo di solidarietà a carico di entrambe le parti.

Le argomentazioni utilizzate dal Tribunale di Roma, per quanto autorevolmente sostenute dal Presidente (e, quindi, almeno si può immaginare, condivise con gli altri giudici dell’ufficio ed espressive dell’orientamento del medesimo Tribunale), non paiono convincenti.

Indubbiamente, il dato normativo è lacunoso e l’orientamento giurisprudenziale consolidato esclude l’applicazione dell’art. 75, D.P.R. n. 115/2002 alle attività stragiudiziali che non siano prodromiche all’attività giudiziale. È altrettanto vero che le spese a carico dello Stato devono avere una copertura normativa. Nonostante questo, però, la soluzione adottata dal Tribunale non pare condivisibile, né dal punto di vista giuridico né dal punto di vista degli effetti che determina.

Prima di tutto non sembra che il summenzionato art. 75 escluda in modo così categorico il patrocinio a spese dello Stato per l’attività stragiudiziale; esso, infatti, si limita ad individuare (al secondo comma) i casi assimilabili alla fase giudiziale vera e propria ai fini dell’estensione del beneficio. In particolare, l’elencazione contenuta al secondo comma non pare tassativa e, benché effettivamente esemplificativa di casi di attività giudiziale, individua il minimo comun denominatore di tali ipotesi (e quindi la ratio dell’estensione del patrocinio a spese dello Stato) nella circostanza che “l’interessato debba o possa essere assistito da un difensore”.

Analoga esigenza sembra certamente sussistere nel caso della mediazione, in cui, come riconosciuto anche nel provvedimento qui annotato, l’assistenza del difensore è addirittura obbligatoria. In definitiva, parrebbe ragionevole adottare un’interpretazione estensiva del secondo comma dell’art. 75, applicandolo a tutti i casi in cui l’assistenza di un difensore sia obbligatoria, anche se riferita a un procedimento stragiudiziale.

Ma ipotizziamo che tale interpretazione estensiva non sia consentita dai principi in tema di spesa pubblica, come ritenuto dal Tribunale. Ebbene, se così venisse interpretato, l’art. 75, D.P.R. n. 115/2002 solleverebbe fondati dubbi di incostituzionalità, sia per violazione del principio di uguaglianza sia per violazione del diritto alla difesa.

Proprio il riferimento alle controversie transfrontaliere fatto dal Tribunale di Roma manifesta in modo evidente la disparità di trattamento, apparendo del tutto irragionevole che l’attività difensiva svolta nei procedimenti stragiudiziali obbligatori relativi a controversie transfrontaliere sia ammessa al patrocinio a spese dello Stato e che, invece, non lo sia quella svolta con riferimento a controversie esclusivamente interne.

Al di là degli aspetti giuridici, comunque, la soluzione adottata dal Tribunale di Roma non convince neppure considerando gli effetti che rischia di produrre; essa, infatti, appare sostanzialmente in grado di disincentivare il ricorso alla mediazione e di distorcerne le finalità.

Prima di tutto, gli avvocati iscritti nell’elenco del patrocinio a spese dello Stato sarebbero disincentivati ad accettare incarichi finalizzati allo svolgimento di mediazioni stragiudiziali e, quand’anche accettassero, ben difficilmente agevolerebbero la definizione amichevole della controversia (puntando evidentemente ad andare in giudizio al fine di ottenere l’ammissione, questa volta incontestabile, al patrocinio a spese dello Stato). In secondo luogo, la controparte del procedimento di mediazione a sua volta non sarebbe in alcun modo incentivata a raggiungere un accordo stragiudiziale, in considerazione del rischio di dover pagare anche le spese dell’altra parte in possesso dei requisiti di ammissione al patrocinio a spese dello Stato.

In definitiva, la soluzione adottata dal Tribunale di Roma non pare condivisibile. Del resto, se l’obiettivo del legislatore è quello di favorire il ricorso a strumenti alternativi di risoluzione delle controversie e di dare alle parti l’effettiva possibilità di definire amichevolmente le proprie controversie, allora certamente tale obiettivo sarebbe irrimediabilmente frustrato se la parte in possesso dei requisiti per l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato (che è presumibilmente quella più debole e maggiormente interessata a una soluzione rapida e amichevole) non potesse avere accesso a una simile forma di assistenza. A questo punto, vista anche l’autorevolezza della presa di posizione giurisprudenziale qui annotata, sarebbe auspicabile l’intervento chiarificatore del legislatore (necessario anche per chiarire la natura, prevedibilmente camerale, e la disciplina del procedimento di ammissione e di liquidazione dei compensi per l’attività di mediazione) o, qualora qualche Tribunale ritenesse di sollevare la relativa questione, della Corte Costituzionale.

La decisione in sintesi

Il patrocinio a spese dello Stato non si applica anche all’attività di assistenza in mediazione, non essendo quest’ultima qualificabile come attività connessa a quella giudiziale.

Esito della domanda:

Nega l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato e rigetta l’istanza

Precedenti giurisprudenziali:

Trib. Firenze 13 dicembre 2016

Trib. Ascoli Piceno 12 settembre 2016

Trib. Firenze 13 gennaio 2015

Trib. Tempio Pausania 19 luglio 2016

Cass. civ. 19 aprile 2013, n. 9529

Cass. civ. 23 novembre 2011, n. 24723

Riferimenti normativi:

Art. 75, D.P.R. n. 115/2002” non ammissibile

 

 

Giovedì 30 novembre a Bologna “Voglio che mi vedi”: la mediazione familiare strumento a sostegno della genitorialità

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Praticanti: la partecipazione alla mediazione conta come udienza

“Con quesito n. 287, il Consiglio dell’ordine degli Avvocati di Bologna chiede di sapere se la partecipazione alla mediazione (obbligatoria e delegata) ex d. lgs. n. 28/2010 o alle altre ADR può essere equiparata alla partecipazione alle udienze in sede giurisdizionale, ai fini della pratica professionale.

Consiglio Nazionale Forense, sentenza n. 55/17

È importante che la formazione del praticante riguardi anche il procedimento di mediazione e in genere tutti i procedimenti di soluzione della lite alternativi alla giurisdizione. Ma non solo, secondo il Consiglio nazionale forense (rel. Secchieri), sentenza n. 55/2017 possono essere computati nel novero delle udienze cui il praticante deve assistere (art. 8, comma 4, D.M. n. 70/2016) anche incontri svolti davanti al mediatore, a condizione che in detti incontri la mediazione sia stata effettivamente svolta (ad esclusione quindi del primo incontro), ed a condizione che la sua presenza sia documentata.

Lo stesso può dirsi per le altre ADR che si svolgono avanti ad un organo terzo, con esclusione quindi del procedimento di negoziazione assistita.“

Fonte: Il Quotidiano Giuridico http://www.quotidianogiuridico.it/

Proposta transattiva o conciliativa del giudice, ordinanze ex articolo 185 bis c.p.c., consulenza tecnica preventiva ai fini della composizione della lite e utilizzo combinato della mediazione

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Fonte: pagina Facebook  NON SOLO SENTENZE, la Mediazione e Dintorni del dr. Moriconi.

Il processo civile e le sue alternative – 10 novembre 2017
Cagliari, Aula Magna del Palazzo di Giustizia
relazione
dott.Massimo Moriconi
Proposta transattiva o conciliativa del giudice, ordinanze ex articolo 185 bis c.p.c., consulenza tecnica preventiva ai fini della composizione della lite e utilizzo combinato della mediazione
(1 di 1)

L’accordo omologato è titolo valido per iscrivere ipoteca

65F0D53D-1074-4E84-9849-3516A55E40CDFonte: Quotidiano del fisco Il Sole 24 Ore Autore: Marco Marinaro

Il verbale di accordo stipulato in mediazione e omologato è titolo per l’iscrizione di ipoteca, senza possibilità di sindacato sul contenuto dell’atto da parte del conservatore: le parti determinano tale contenuto in piena autonomia e non resta spazio per valutare la ricevibilità dell’atto ai fini dell’iscrizione ipotecaria è un’ipotesi speciale e diversa da quella dell’ipoteca giudiziale, per non disincentivare il ricorso agli strumenti non contenziosi di definizione liti. Sono le conclusioni dell’ordinanza del Tribunale di Ascoli Piceno dell’11 ottobre 2017 (presidente Calvaresi, estensore Di Valerio), sul reclamo di una società cui era stata iscritta un’ipoteca con riserva.

La richiesta di iscrizione era fondata sull’articolo 12, comma 2, del Dlgs 28/2010, secondo cui il verbale di accordo mediativo è «titolo esecutivo per l’espropriazione forzata, per l’esecuzione in forma specifica e per l’iscrizione di ipoteca giudiziale». Perciò, secondo il conservatore, il titolo negoziale presentato per l’iscrizione doveva avere i requisiti previsti dall’articolo 2818 del Codice civile – sulle sentenze e gli altri provvedimenti giurisdizionali – e, quindi, contenere la condanna a pagare una somma o ad adempiere un’altra obbligazione. Elementi che nel caso di specie mancavano, giustificando l’accettazione con riserva.

Secondo i giudici – che richiamano una nota pronuncia del Tribunale di Varese del 12 luglio 2012 – la norma ha natura speciale integrativa del diritto comune, in quanto «la base è volontaria ma la garanzia è giudiziale». È una scelta legislativa dal chiaro favor mediationis, per evitare che l’accesso all’ipoteca dipenda dalla volontà dei litiganti di prevedere espressamente la garanzia nell’accordo, invece, oggi, assistito ope legis dal favore dell’ipoteca giudiziale.

Una diversa interpretazione «vanificherebbe e depotenzierebbe» lo strumento della mediazione. Si deve dunque ritenere – sulla scia di quanto stabilito anche dal Tribunale di Bari il 7 settembre 2016 – che la norma «abbia innovato la categoria dei titoli esecutivi ex lege» riconoscendo tale qualità all’accordo di conciliazione firmato da parti e avvocati innanzi ad organismi di conciliazione accreditati.

Il Tribunale di Ascoli aveva negato alla società che poi ha proposto il reclamo l’emissione del decreto ingiuntivo sul presupposto che c’era già di titolo esecutivo con cui era possibile «finanche l’iscrizione ipotecaria» ed era stato comunque esaurito il diritto di azione, tanto da non configurarsi alcun interesse alla richiesta di altro titolo.

Mediazione demandata, guidata, partecipazione delle parti. Intervento del dr. Moriconi

news_magistratoFonte: pagina Facebook NON SOLO Sentenze, la Mediazione e dintorni, del dr. Massimo Moriconi, Giudice del Tribunale di Roma, XIII sezione: “Video con la relazione e le risposte alle domande, del convegno del 13 ottobre 2017, a Padova , di cui alla locandina.
Il giudice Moriconi affronta, in particolare, i seguenti temi cruciali che riguardano altrettanti ostacoli ovvero aspetti critici che impediscono una più efficace diffusione ed applicazione degli strumenti ADR, in particolare mediazione obbligatoria e di quelli ASR (alternative sentence resolution) in particolare mediazione demandata e proposta del giudice.
Vengono quindi analizzate
1) le due principali cause alla base della carente diffusione degli strumenti ASR fra i giudici
2) le cause e le conseguenze della elevata percentuale di non partecipazione dei convenuti, con riferimento alle tipologie dei soggetti chiamati e delle mediazioni
3) etica della mediazione ( le pretese totalmente infondate non si conciliano ) e strategie per un accordo: il giudice fra interessi e diritti”

Intervento del dr. Moriconi 

 

L’assicurazione che non partecipa alla mediazione va condannata

C41656F7-0F47-475D-AE90-91D4410F8AFBFonte: Quotidiano del Diritto de Il Sole 24 Ore Guida al Diritto di Marco Marinaro 

La mancata partecipazione della compagnia di assicurazioni alla procedura di mediazione demandata dal giudice costituisce condotta connotata da grave colpa se non dal dolo e può essere sanzionata per responsabilità processuale aggravata. Per la concreta determinazione della sanzione – che ha natura di indennizzo – può essere adottato quale equo ed obiettivo parametro di riferimento una somma ammontante al coacervo di quelle per le quali vi è condanna a carico della compagnia stessa sussistendo la necessità che la stessa …leggi il dispositivo della sentenza dl Trib. di Roma del 28.09.2017, dr. Moriconi

In NOME del POPOLO ITALIANO
TRIBUNALE di ROMA SEZIONE Sez.XIII°
N. RG.76037-12
REPUBBLICA ITALIANA
Il Giudice dott. cons. Massimo Moriconi
nella causa tra
…………………………….
S E N T E N Z A
……………….
La mancata partecipazione dell’Assicurazione alla mediazione demandata disposta dal Giudice.
La condanna per responsabilità aggravata.
L’art. 96 dispone che:
………………..
P.Q.M.
definitivamente pronunziando, ogni contraria domanda eccezione e deduzione respinta, così provvede:
……………
10. CONDANNA ai sensi dell’art.96 co.III cpc, la spa Assicurazione M. al pagamento della somma di €.26.465,00 a favore del prof. RDV;
11. CONDANNA ex art. 8 co.4 bis decr.lgsl 28/10, la la spa Assicurazione M. al pagamento in favore dell’Erario di una somma pari al contributo unificato dovuto per il giudizio;
12. SENTENZA esecutiva.-
Roma lì 28.9.2017 Il Giudice
dott.cons.Massimo Moriconi

Mediazione demandata dal giudice e responsabilità medica

news_magistratoFonte: pagina Facebook “NON SOLO Sentenze, la Mediazione e dintorni”, Giudice Dr. Massimo Moriconi . “La mediazione demandata è cosa diversa da quella obbligatoria, ciò in quanto nasce non prima e fuori del processo (che potrebbe anche mancare del tutto come nel caso del raggiungimento di un accordo), ma dentro il processo, allorché il conflitto è stato radicato davanti al giudice con le compiute difese redatte dagli avvocati delle parti. Inoltre nella mediazione obbligatoria non si sceglie il momento nel quale incardinarla, posto che la legge prevede che debba essere effettuata “prima” dell’azione giudiziaria.
La scelta del momento nel quale inviare le parti in mediazione è momento strategico da parte del giudice che deve calibrare la scelta in relazione a tutte le circostanze soggettive ed oggettive dello specifico caso.
In ogni caso, e di regola, la mediazione demandata, se “guidata” , vale a dire corredata da spunti motivazionali che indicano alle parti i nodi e i punti di forza e di debolezza reciproci, eleva di molto le possibilità di successo.
Come dimostra l’ordinanza che segue, all’esito della quale le parti -dopo lunga trattativa, trattandosi di struttura pubblica ed attesa la complessità e delicatezza del caso che riguardava il grave e diffuso fenomeno delle infezioni nosocomiali – si sono accordate, con cancellazione ex art 309 della causa.
————–

RG 19249-11
TRIBUNALE di ROMA Sez.XIII°
ORDINANZA
Il Giudice,
dott. Massimo Moriconi,
letti gli atti, osserva:
-1-
Il primo aspetto della causa riguarda l’attività dei due medici convenuti, l’operante dott. G.S. ed il Direttore del Reparto dott. A.D., in ordine all’adeguatezza diagnostica, chirurgica e di cura – rimozione dell’ernia del disco L4-L5 dx ; stabilizzazione lombare L4-L5 con viti peduncolari e barre per il trattamento dell’infezione vertebrale – in riferimento alla patologia oggetto del ricovero del paziente, sottoposto per ernia del disco L4-L5 destra, a laminectomia con la foraminotomia L4-L5 complicata da spondilodiscite da stfafilococco Warneri e Hominis.
Tale ultimo aspetto, con (possibile) riferimento (anche) al Direttore del Reparto, introduce al secondo e, per quanto emerso, più importante profilo della causa, quello dell’infezione ospedaliera.
Sotto tale profilo, già con una prima ordinanza (del 23.10.2014), il giudice aveva argomentato e perimetrato il campo di indagine e di valutazione relativo alle infezioni ospedaliere (ed in particolare a quella interessante il N.), segnalando la necessità di approfondire in concreto l’ effettività, l’adeguatezza e l’utilità dell’attività di sanificazione che si assume (con produzioni documentali) dal nosocomio convenuto effettuata.
Ricordava in tale ordinanza la giurisprudenza (dal medesimo più volte) espressa (1)
A seguito della (seconda) consulenza tecnica disposta dal giudice (avente segnatamente l’obiettivo dell’accertamento della sussistenza di adeguate attività di sanificazione degli ambienti ospedalieri da parte dell’Azienda San C.F.) si ritiene che le parti abbiano tutti gli strumenti e le conoscenze per pervenire ad un accordo, favorevole per ciascuna di esse (2)
Ciò mediante la mediazione demandata dal giudice (art. 5 co.II° decr.legsl.28/10 come modificato dal decreto-legge 21 giugno 2013, n. 69)
-2-
Considerati i gravosi ruoli dei giudici ed i tempi computati in anni per le decisioni delle cause, una soluzione conciliativa, che va assunta in un ottica non di preconcetto antagonismo giudiziario, ma di reciproca rispettosa considerazione e valutazione dei reali interessi di ciascuna delle parti, non potrebbe che essere vantaggiosa per tutte le parti.
Specialmente se l’organismo di mediazione ed il mediatore saranno scelti in base ai criteri della competenza e della professionalità, necessari anche per la valorizzazione degli spunti di riflessione offerti dal presente provvedimento.
Allorché l’invio in mediazione sia stato effettuato da parte del giudice ai sensi del riformato secondo comma dell’art.5 decr.lgsl.28/10 si tratta non più di un semplice invito bensì un ordine presidiato da sanzioni, che presuppone peraltro, il previo effettuato vaglio, l’ esame e la valutazione degli atti di causa da parte del magistrato che l’ha disposto.
Inoltre, nel caso di specie, attesa la presenza nella causa di un’Azienda Ospedaliera pubblica, si impone una considerazione di carattere generale.
I soggetti pubblici sono restii a partecipare, pur quando ritualmente convocati, al procedimento mediazione.
Ove mai l’esistenza di una posizione pregiudiziale in tal senso non esista, non sarebbe da aggiungere altro.
In caso contrario vale ricordare che la partecipazione al procedimento di mediazione demandata è obbligatoria per legge e che proprio in considerazione di ciò NON è giustificabile la scelta aprioristica di rifiuto e di non partecipazione al procedimento di mediazione. Neppure ove tale condotta muova dal timore di incorrere in un danno erariale a seguito della conciliazione. Va infatti considerato che in tale timore è insita un’aporia. A prescindere che esiste la possibilità di un autorevole e rassicurante ausilio nel percorso conciliativo in mediazione (3) , sta di fatto che la legge, nel disciplinare la mediazione, sia dal punto di vista attivo (istante) che passivo (convocato), non fa alcuna eccezione per quanto riguarda l’ente pubblico.
Un pregiudizio in tale senso pertanto costituisce una controsenso.
Sarebbe a dire, infatti, che se una P.A. vuole introdurre una domanda giudiziale in una delle materie di cui all’art. 5 co. 1 bis del decr.lgsl.20/2010, promuove necessariamente il procedimento di mediazione, ma lo fa(rebbe) con la riserva di non accordarsi a prescindere…
Si tratta all’evidenza di un paradossale non pòssumus, del tutto contrario alla lettera ed alla sostanza della legge, che va in tutt’altra direzione.
Che è quella del raggiungimento di accordi conciliativi, senza alcuna eccezione soggettiva fra soggetti privati e pubblici.
Le P.A. pertanto hanno, in subiecta materia, gli stessi oneri ed obblighi di qualsiasi altro soggetto.
Fermo restando che potrebbe essere utile procedimentalizzare la condotta del soggetto pubblico.
Vale a dire che il soggetto che è presente in mediazione in rappresentanza della P.A. abbia concordato con chi ha il potere dispositivo dei diritti oggetto di lite, perimetri oggettivi all’interno dei quali poter condurre le trattative.
Peraltro, va considerato che una conciliazione raggiunta sulla base del correlativo provvedimento del giudice, spesso, come in questo caso anche corredato da indicazioni motivazionali, in nessun caso può esporre il funzionario a responsabilità erariale, caso mai potendo essa derivare dalle conseguenze sanzionatorie (art. 96 III° cpc) che conseguono ad una condotta deresponsabilizzata ignava ed agnostica della P.A. (4)
-4-
Va fissato il termine dilatorio di gg.15 decorrente dal 10.9.2016, per depositare presso un organismo di mediazione, a scelta delle parti congiuntamente o di quella che per prima vi proceda ( e possibilmente presso un Organismo il cui Regolamento consenta la formulazione ex art. 11 decr.lgsl.28/2010 di una proposta da parte del mediatore) la domanda di cui al secondo comma dell’art.5 del decr.legisl.4.3.2010 n.28; con il vantaggio di poter pervenire rapidamente ad una conclusione, per tutte le parti vantaggiosa, anche da punto di vista economico e fiscale (cfr. art.17 e 20 del decr.legisl.4.3.2010 n.28), della controversia in atto.
Va evidenziato che ai sensi e per l’effetto del secondo comma dell’art.5 decr.lgsl.28/’10 come modificato dal D.L.69/’13 è richiesta l’effettiva partecipazione al procedimento di mediazione demandata, laddove per effettiva si richiede che le parti non si fermino alla sessione informativa e che oltre agli avvocati difensori siano presenti le parti personalmente; e che la mancata partecipazione (ovvero l’irrituale partecipazione) senza giustificato motivo al procedimento di mediazione demandata dal giudice oltre a poter attingere, secondo una sempre più diffusa interpretazione giurisprudenziale, alla stessa procedibilità della domanda, è in ogni caso comportamento valutabile nel merito della causa
All’udienza di rinvio, le parti, in caso di accordo, potranno anche non comparire; viceversa, in caso di mancato accordo, potranno, volendo, in quella sede fissare a verbale quali siano le loro posizioni al riguardo, anche al fine di consentire l’eventuale valutazione giudiziale della condotta processuale delle parti
Vale ricordato che l’armamentario sanzionatorio a presidio del rispetto dell’ordine del giudice è costituito, fra l’altro, da:
 improcedibilità delle domande da chiunque proposte se il procedimento conciliativo non sia stato promosso, ovvero sia stato esperito in modo irrituale (rispetto alle chiare indicazioni di seguito esposte); e, ove di ragione,
 argomenti di prova a carico di chi spetti ex art. 116 cpc nell’accezione prevista dall’art.8 co.4 bis del decr.lgs.28/2010
 art. 96 co III°
P.Q.M.
a scioglimento della riserva che precede,
• DISPONE che le parti procedano alla mediazione demandata, ai sensi dell’art.5 comma secondo del decr.lgsl.28/2010, della controversia;
• INVITA i difensori delle parti ad informare i loro assistiti della presente ordinanza nei termini di cui all’art.4, co.3° decr.lgsl.28/2010, e specificamente della necessità di partecipare effettivamente e di persona (5) assistiti dai rispettivi avvocati, al procedimento di mediazione;
• INFORMA le parti che l’esperimento del procedimento di mediazione è condizione di procedibilità della domanda ai sensi dell’art.5, co.2° e che ai sensi dell’art.8 dec.lgs.28/10 la mancata partecipazione senza giustificato motivo al procedimento di mediazione comporta le conseguenze previste dalla norma stessa; oltre che dall’art.96 III° cpc;
• VA fissato il termine dilatorio di gg.15, decorrente dal 10.9.2016, per depositare presso un organismo di mediazione, a scelta delle parti congiuntamente o di quella che per prima vi proceda, la domanda di cui al secondo comma dell’art.5 del dec.lgs.28/10;
• RINVIA all’udienza del 27.2.2017 h.10.30 per quanto di ragione.-
Roma lì 27.6.2016
Il Giudice
dott.cons.Massimo Moriconi

1)
Che, da una parte, è particolarmente attenta a non addossare alla struttura ospedaliera una responsabilità derivante dalla contrazione di infezione nosocomiale a titolo di responsabilità oggettiva, che – in questo ambito- non ha patria nel nostro ordinamento tal quale si farebbe se non si considerasse che vi sono patologie batteriche infettive che pur se prevedibili non possono comunque essere del tutto evitate da parte della struttura nosocomiale; ma
dall’altra non si appaga della usuale produzione (anche in questo caso effettuata con dovizia dall’Azienda Ospedaliera San C.F. dalla convenuta) di documenti che attestino la prescrizione di attività di sanificazione, dovendosi invece fare riferimento al parametro della diligenza esigibile ed a quello del minimo rischio…… con la individuazione, anche a mezzo di consulenza di ufficio, di quali modelli procedimentali, in relazione alle possibilità scientifiche e normative esistenti, siano stati adottati presso l’ Azienda Ospedaliera San C.F. ed in particolare se sia o meno stato istituito, se sia funzionante e con quali risultati il Comitato per le IO di cui ai decreti di cui alla nota n.2; ciò al fine di accertare se effettivamente la convenuta, che non è rimasta anodina sul punto …. abbia o meno effettuato, ad un livello di giusta esigibilità, quanto era in suo potere (e dovere) fare in relazione alla normativa ed alle possibilità offerte attualmente dalla scienza del settore

2)
a)
L’intervento subito e l’infezione contratta dal Nenni risalgono al 2009 sicché ogni emergenza delle indagini disposte dal giudice e ogni relativo apprezzamento e valutazione vanno storicizzati, attesi lo sviluppo e l’incremento di attenzione, di conoscenze e di protocolli che si registrano nel campo delle I.O (vedi ad esempio: il documento più aggiornato in tema di infezioni correlate all’assistenza è il “Manuale di formazione per il governo clinico: la sicurezza dei pazienti e degli operatori”, pubblicato nel gennaio 2012 dal Ministero della Salute (Dipartimento della programmazione e dell’ordinamento del Servizio Sanitario Nazionale – Direzione Generale della programmazione sanitaria ufficio iii ex d.g.prog.; così il prof.Natale Mario De Luca nella sua relazione). Cionondimeno altri protocolli e direttive già esistevano alla data dell’intervento (cfr. quanto segue e relazione prof. De Luca)

b)
La posizione dei medici convenuti dall’attore (ed in particolare del dott. S. che dovrà trovare adeguata soddisfazione anche in mediazione) è sufficientemente chiara, ancor più a seguito della seconda consulenza.

c)
Il profilo relativo al dott. D. potrà interessare (se del caso) solo in ordine a quanto segue. Che è di sicuro e diretto interesse del Nosocomio convenuto.
Quanto all’oggetto del contendere fra l’attore e l’ospedale (da una parte) e l’ospedale e la sua assicurazione (dall’altra) va premesso che si tratta di rapporti che non impediscono, anche in mancanza di accordo globale, una soluzione conciliativa per il primo rapporto.
Il giudice ritiene che ove sia provato che la insorgenza di infezione nosocomiale sia riconducibile ad evento, seppure non specificamente individuato, ma causalmente collegato al ricovero ospedaliero ed agli interventi ivi praticati, non sia sufficiente, in linea generale ed astratta, a ritenere soddisfatti gli obblighi di sanificazione la prova della emanazione da parte del nosocomio di istruzioni e circolari che elenchino e precisino, nei confronti dei vari dipartimenti e reparti, le cautele da osservarsi, dovendosi, in più, dimostrare che tali attività abbiano avuto in concreto, non rimanendo confinate nella mera burocrazia, attuazione effettiva, il che può essere evinto solo attraverso specifiche attività di monitoraggio, riscontro, elaborazione e azioni positive conseguenti.
A titolo esemplificativo (ferma restando la piena discrezionalità organizzativa dell’ente) si può pensare:
1) a controlli e verifiche che consentano di individuare, sempre in concreto, come e quanto l’applicazione delle buone prassi di sanificazione abbia inciso, in un trend storico da descrivere, sulla insorgenza – e controllo- delle infezioni ospedaliere. Non è infatti revocabile in dubbio che se correttamente e concretamente applicate tali buone prassi, si dovrà evidentemente evidenziare, da una verifica storica, il miglioramento – nel senso di diminuzione – del numero delle infezioni registrate nei singoli dipartimenti, unità e reparti nei quali si articola l’attività del nosocomio. Nonché
2) dei provvedimenti che siano stati assunti all’esito delle verifiche di cui alla lettera a)
3) alla attuazione di corsi periodici di aggiornamento obbligatori per il personale medico-sanitario che rendano icasticamente significativi e vividi i contenuti delle predette circolari e protocolli emanati dalla direzione sanitaria del nosocomio
4) alla instaurazione di obiettivi che ogni dirigente di reparto debba predisporre periodicamente e preventivamente in merito alla diminuzione, a seguito delle buone prassi applicate in materia, della insorgenza di I.O.;
5) alla verifica (con quanto ne consegue) di come i dirigenti dei singoli dipartimenti abbiano tradotto in pratica tali indicazioni, protocolli e circolari e del se abbiamo o meno raggiunto e soddisfatto l’obiettivo preventivamente programmato, dovendo motivare in contrario le ragioni del risultato negativo

Tutto ciò senza trascurare di considerare, nello specifico caso:
— delle risultanze della seconda consulenza che ha, al riguardo dei controlli effettuati sul blocco operatorio indicato, segnalano significativo deficit;

– della circostanza che non sono state tratte dal nosocomio convenuto (cfr. pag.42 rel.prof. De Luca…dalla documentazione acquisita in occasione del menzionato sopralluogo non sono emerse procedure ad hoc inerenti la sorveglianza delle infezioni del sito chirurgico,) applicazioni pratiche ed utili a seguito del rapporto, relativo all’anno 2008, “Progetto INF-OSS. Sorveglianza delle Infezioni del Sito Chirurgico in Italia. Sperimentazione nazionale del protocollo INF-OSS gennaio 2008- dicembre 2008” (disponibile on-line all’indirizzo: http://assr.regione.emiliaromagna.it/it/servizi/pubblicazioni/rapportidocumenti/
sorveglianza-delle-infezioni-del-sito-chirurgico-in-italia-sperimentazione-delsistema-
nazionale-di-sorveglianza-delle-infezioni-del-sito-chirurgico-progetto-inf-oss-anno-2008) – applicazioni pratiche particolarmente necessarie attesa la condizione pregressa deteriorata del paziente che faceva saliere l’indice di Rischio Effettivo (l’I.R.I.) e la classe di rischio (A.S.A.) del N.

— della non risultanza di effettive attività di competenza – qualificabili quali azioni dirette a raggiungimento dell’obiettivo del minimo rischio – da parte del C.I.O. ( crl.prof. De Luca: ..si precisa che sin dall’anno 2001 presso la struttura sanitaria menzionata è stato istituito il Comitato per le Infezioni Ospedaliere che ha provveduto a redigere e ad approvare numerosi documenti e protocolli in tema di prevenzione delle infezioni ospedaliere. Tuttavia, la direzione aziendale non ha prodotto i risultati di monitoraggi delle infezioni ospedaliere)

3)
anche osservando le indicazioni contenute nelle linee guida in materia di mediazione nelle controversie civili e commerciali per l’attuazione dei procedimenti di mediazione di cui al decreto legislativo 4 marzo 2010, n. 28, recante “Attuazione dell’art. 60 della Legge 18 giugno 2009, n.69 in materia di mediazione finalizzata alla conciliazione delle controversie civili e commerciali” circolare DFP 33633 10/08/2012 n. 9/2012 per le amministrazioni pubbliche di cui all’art. 1, comma 2, del d.lgs. n. 165/2001

4)
Cfr sentenza RG 59487/11 n.25218/15 del 17.12.2015 Tribunale di Roma giudice Moriconi applicativa dell’art.96 III° cpc, pubblicata sulle principali riviste e siti web

5)
Per le persone giuridiche, pubbliche o private, “di persona” va riferito al soggetto – incaricato da chi è titolare del diritto oggetto della controversia – che ne abbia, ai fini che qui interessano, la rappresentanza, con la possibilità di disporre del diritto nell’ambito dei poteri conferitigli”

La mediazione civile diventa permanente

IMG_4174È arrivato solo sul filo di lana dei lavori in commissione Bilancio il via libera fortemente voluto dal ministro Orlando alla possibilità di rendere permanente la mediazione civile per le cause civili, tra cui spiccano quelle in materia di condominio e successioni. Senza la modifica introdotta nella manovra la mediazione civile, con cui il contenzioso si è ridotto del 12%, sarebbe scaduta a settembre. Fonte: Il Sole24Ore 

La stabilizzazione della mediazione obbligatoria

 

repubblica_italiana“La “stabilizzazione” della mediazione obbligatoria
Tra le novità di maggior rilevo introdotte nel decreto legge 50/2017 nelle ultime ore in commisisone Bilancio spicca la stabilizzazione nel nostro ordinamento giudiziario della mediazione obbligatoria per una serie di controversie che oggi ingolfano i nostri uffici giudiziari. Si va dalle liti condominiali alla diffamazione a mezzo stampa, passando per le controversie su successioni, affitti o comodati, fino al risarcimento del danno in sede civile nei casi di malasanità. Con la conversione in legge, questi procedimenti dovranno passare dalla mediazione obbligatoria – che si applicherà anche a diritti reali, divisione, patti di famiglia, affitto di aziende, contratti assicurativi, bancari e finanziari – prima di arrivare in tribunale. Dal 2018, il ministero della Giustizia dovrà fornire una relazione annuale alle Camere sui risultati prodotti dalla mediazione obbligatoria.”

Appuntamento domani alle 17.30, subito dopo le dichiarazioni di voto, per il voto di fiducia chiesto oggi dal Governo in Aula alla Camera sul decreto legge “manovrina”. Il voto finale sul provvedimento è invece previsto per giovedì. La manovra bis dovrà poi passare all’esame del Senato: la prossima settimana sarà all’attenzione delle commissioni Affari costituzionali e Bilancio (l’assemblea di Palazzo Madama non terrà sedute) , per poi approdare in Aula nella settimana dal 13 giugno, dopo il Ddl con il CodiceAntimafia.

Fonte: IlSole24Ore http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2017-05-30/manovrina-domani-voto-fiducia-180238.shtml?uuid=AEY2GlVB

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