FAQ

In questa pagina troverai le risposte alle domande più frequenti…qualora tu abbia ancora dei dubbi non esitare a contattarci!

Cos’è la Mediazione?

La mediazione è l’attività svolta da un professionista con requisiti di terzietà, finalizzata alla ricerca di un accordo amichevole per la composizione di una controversia, anche con formulazione di una proposta per la risoluzione della lite. In sintesi, nelle materie elencate dall’articolo 5, comma 1 del d.lgs. 28/2010 (mediazione obbligatoria):

Chi vuole iniziare una causa civile deve prima contattare un organismo iscritto nel registro tenuto dal Ministero della giustizia

E’ fissato un primo incontro di programmazione con un mediatore e le parti

All’esito dell’incontro preliminare di programmazione, le parti decidono se concludere la mediazione con un accordo, oppure proseguire la mediazione o ancora, in caso di mancato accordo, terminare la procedura di mediazione e andare in giudizio (senza pagare le indennità della mediazione)

Il mediatore redige un verbale che attesta l’esito della procedura

Il mediatore, in caso di mancato accordo, formula una proposta di conciliazione

Il giudice può prendere provvedimenti nei confronti della parte che ha rifiutato la proposta di conciliazione

Il verbale di accordo, alle condizioni di legge, costituisce titolo esecutivo

Cos’è la Mediazione On Line?

La mediazione on line non differisce sostanzialmente dalla “normale” mediazione, se non per il fatto che si svolge in videoconferenza per mezzo di strumenti telematici, senza quindi la presenza simultanea delle parti. Quest’ultime possono comunque comunicare visivamente e verbalmente tra loro e con il mediatore all’interno di un’area riservata a cui è possibile accedere previa assegnazione di una password riservata e personale valida solo per quel determinato procedimento.

Per saperne di più clicca qui.

Chi è il mediatore?

Il mediatore è la persona fisica che, individualmente o collegialmente, svolge la mediazione, rimanendo priva, in ogni caso, del potere di rendere giudizi o decisioni vincolanti per i destinatari del procedimento di mediazione. Quest’ultimo potrà svolgersi, su istanza dell’interessato, presso appositi organismi, iscritti in un registro istituito con decreto del Ministro della giustizia. Gli avvocati iscritti all’albo sono di diritto mediatori. Gli avvocati iscritti ad organismi di mediazione devono essere formati in materia di mediazione e frequentare corsi di aggiornamento teorico-pratici.

Quando è obbligatorio avviare un procedimento di mediazione?

La mediazione può essere obbligatoria se contemplata in un contratto, nello statuto o nell’atto costitutivo di un Ente.  In tali documenti può infatti essere inserita una clausola che obblighi a tentare la mediazione, prima di avviare la causa innanzi al giudice.

Al di fuori di tale ipotesi, la mediazione è oggi obbligatoria nelle materie sotto indicate e  si pone come condizione di procedibilità per l’avvio del processo (tuttavia occorre sottolineare che l’improcedibilità deve essere eccepita dal convenuto, a pena di decadenza, o rilevata d’ufficio dal giudice non oltre la prima udienza). Si tratta, usualmente, dei casi in cui il rapporto tra le parti è destinato, per le più diverse ragioni, a prolungarsi nel tempo, anche oltre la definizione della singola controversia. Ovvero dei casi di rapporti particolarmente conflittuali, rispetto ai quali, anche per la natura della lite, è quindi particolarmente più fertile il terreno della composizione stragiudiziale. La mediazione torna obbligatoria per 4 anni (cioè fino al  2017) in materia di:

 

  • condominio
  • diritti reali
  • divisione
  • successioni ereditarie
  • patti di famiglia
  • locazione
  • comodato
  • affitto di aziende
  • risarcimento del danno derivante da responsabilità medica e sanitaria e da diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di pubblicità
  • contratti assicurativi, bancari e finanziari

 

In questi casi, la parte che intende agire in giudizio ha l’onere di tentare la mediazione, con l’assistenza di un avvocato, che deve, chiaramente e per iscritto, informare il proprio assistito, sia della possibilità di procedere alla mediazione e delle relative agevolazioni fiscali che dei casi in cui il procedimento di mediazione è condizione di procedibilità della domanda giudiziale. Il giudice, qualora rilevi la mancata allegazione del documento all’atto introduttivo del giudizio, informa la parte della facoltà di chiedere la mediazione. In ogni altra materia la mediazione potrà essere avviata dalle parti su base volontaria, sia prima che durante il processo. La mediazione disposta dal giudice è prevista anche dalla direttiva comunitaria 2008/52/Ce, e si affianca senza sostituirla alla conciliazione giudiziale.

 

Casi di esclusione La mediazione non è più condizione di procedibilità della domanda giudiziale nei procedimenti di consulenza tecnica preventiva ai fini della composizione della lite e in tutti i casi elencati nell’articolo 4 del d.lgs. 28/2010.

Dove si svolge il procedimento di mediazione?

Il procedimento si svolge nella sede dell’organismo di mediazione o in un luogo diverso, se indicato nel regolamento, inoltre è possibile svolgere la mediazione in via telematica, se il regolamento dell’Organismo lo prevede.

Chi sono i protagonisti della mediazione?

In base all’art. 2 del d.lg. 28/2010 chiunque può accedere alla mediazione per la conciliazione di una controversia civile e commerciale vertente su diritti disponibili poiché parti di tale procedura possono essere: persone fisiche o giuridiche aventi nazionalità italiana e/o estera, società pubbliche o private, compagnie assicuratrici, condomini, enti, istituti e associazioni. Le parti interessate possono partecipare agli incontri di mediazione accompagnate dai propri avvocati o consulenti, ma possono anche non presentarsi personalmente e delegare un proprio legale (munito d’idonea procura) per lo svolgimento dell’intera procedura di conciliazione. Per avviare un procedimento di mediazione con il nostro Organismo è sufficiente compilare il modulo di richiesta reperibile sul sito e farlo pervenire con qualsiasi mezzo all’Organismo.

Chi può partecipare all'incontro di mediazione?

Le parti personalmente sole o accompagnate o rappresentate dai loro avvocati. Con il consenso delle parti e del mediatore, possono partecipare altri soggetti (come ad esempio i consulenti, un parente o il coniuge, ecc.) la cui presenza sia ritenuta necessaria o opportuna ai fini della risoluzione della questione. Inoltre, ai fini del tirocinio assistito, ex D.M. 145/11, i neo mediatori, che hanno l’obbligo di assistere a venti procedure di mediazioni al fine di garantire l’esperienza “sul campo” utile a valorizzare anche le capacità di gestione dei conflitti.

Quali sono gli obblighi di un avvocato in tema di mediazione?

All’atto del conferimento dell’incarico, l’avvocato è obbligato ad informare, chiaramente e per iscritto, l’assistito dell’impossibilità di iniziare una causa senza il preventivo tentativo di risoluzione della controversia attraverso il procedimento di mediazione e delle relative agevolazioni fiscali.
In caso di violazione degli obblighi di informazione, il contratto tra l’avvocato e l’assistito è annullabile.

Si può delegare un’altra persona a partecipare alla mediazione?

Sì, è indispensabile che il mediatore e l’organismo verifichino se il rappresentante sia investito del potere di rappresentanza e del potere di transigere, fare concessioni o definire in via conciliativa la controversia.

Come si attiva una mediazione?

La mediazione si attiva su semplice domanda presentata all’Organismo di mediazione prescelto, territorialmente competente a conoscere la controversia. La domanda deve indicare l’organismo, le parti, l’oggetto e le ragioni della pretesa. Il responsabile dell’organismo provvederà a designare un mediatore e fissare il primo incontro tra le parti entro 15 giorni. La domanda e la data del primo incontro sono comunicate alla controparte con ogni mezzo idoneo ad assicurarne la ricezione.

Come si svolge una mediazione?

Concormedia gestisce le procedure di mediazione sia in forma tradizionale (ricevendo le parti presso le proprie sedi) sia OnLine mediante un moderno sistema di videoconferenza accessibile a chiunque possieda un computer con collegamento internet adsl, una webcam, microfono e cuffie o auricolari per migliorare la qualità della videochiamata.

La mediazione si introduce con una semplice domanda all’organismo nel luogo del giudice territorialmente competente per la controversia, contenente l’indicazione dell’organismo investito, delle parti, dell’oggetto della pretesa e delle relative ragioni.

Le parti possono scegliere liberamente l’organismo. In caso di più domande, la mediazione si svolgerà davanti all’organismo presso cui è stata presentata la prima domanda.

Presentata la domanda presso l’organismo di mediazione, è designato un mediatore ed è fissato un primo incontro di programmazione, in cui il mediatore verifica con le parti la possibilità di proseguire il tentativo di mediazione (non oltre trenta giorni dal deposito della domanda).

La domanda e la data dell’incontro sono comunicate all’altra parte, anche a cura dell’istante.

Le parti devono partecipare alla procedura di mediazione, già dal primo incontro, con l’assistenza di un avvocato.

Per la mediazione obbligatoria, il mancato accordo in sede di primo incontro di programmazione vale come tentativo di mediazione esperito ai fini della procedibilità dell’azione giudiziale. In caso di mancato accordo, i costi della mediazione sono gratuiti.

Dalla mancata partecipazione senza giustificato motivo al procedimento di mediazione, il giudice può desumere argomenti di prova nel successivo giudizio ai sensi dell’articolo 116, secondo comma, del codice di procedura civile.

Quando la mediazione è condizione di procedibilità della domanda giudiziale, il giudice condanna la parte costituita, che non partecipa al procedimento senza giustificato motivo, al pagamento di una somma pari al contributo unificato.

Quali sono i rapporti tra mediazione e azione giudiziaria?

Mediazione facoltativa:
qualora  l’obbligo di esperire il tentativo di conciliazione non è previsto dalla legge, contrattualmente o per statuto, la procedura di mediazione è facoltativa e rappresenta un valido strumento di risoluzione stragiudiziale delle controversie.
Mediazione obbligatoria per legge o contratto:

la mediazione può essere obbligatoria, oltre che nei casi previsti dalla legge, se contemplata in un contratto, nello statuto o nell’atto costitutivo di un Ente. In tali documenti può infatti essere inserita una clausola che obblighi a tentare la mediazione, prima di avviare la causa innanzi al giudice. Concormedia ha predisposto un modello di “clausola di mediazione” che può essere inserita dalle società o enti, ma anche dai professionisti privati, nei propri contratti. Se quindi la parte non da prima impulso alla procedura di mediazione – con l’invio dell’apposita domanda ad un Organismo accreditato – non può rivolgersi al Giudice. Se lo fa, le parti possono eccepire, a pena di decadenza, nel primo atto difensivo, la mancanza del tentativo di mediazione ante causam, mentre il Giudice,  dichiarerà l’improcedibilità del giudizio, assegnando contestualmente alle parti il termine di quindici giorni per la presentazione della domanda di mediazione presso un organismo.
Se invece l’interessato invia la domanda di mediazione ma la controparte non risponde o si rifiuta di aderirvi – ovvero se la mediazione viene tentata ma si conclude con un verbale di mancato accordo – questi può sempre successivamente rivolgersi al Giudice per tutelare in sede giudiziaria i propri diritti ed interessi.
Per converso, l’altra parte chiamata a partecipare alla procedura di mediazione può scegliere di aderirvi (inviando apposita domanda di adesione) ma è anche libera di non parteciparvi, cosicchè l’istante potrà chiedere che venga formulata la proposta. Nel successivo giudizio, però, tale rifiuto, qualora non giustificato, costituirà elemento a suo sfavore ed il Giudice potrà desumere argomento di prova dalla mancata adesione, condannando al pagamento del contributo unificato.

La domanda di mediazione interrompe la prescrizione?

Sì. Ai sensi dell’art. 5 del Decreto Legislativo n. 28/2010 dal momento in cui l’istanza di mediazione viene comunicata alle altre parti produce l’interruzione della prescrizione. Dalla stessa data la domanda impedisce anche la decadenza, ma solo per una volta, se la mediazione non si conclude con l’accordo la domanda giudiziale deve essere proposta entro il medesimo termine di decadenza, decorrente dal deposito del verbale presso la segreteria dell’Organismo.

La mediazione è obbligatoria per i provvedimenti d’urgenza?

No, le parti possono, prima dello svolgimento della mediazione, richiedere al Giudice l’emanazione di provvedimenti urgenti e cautelari così come la trascrizione della domanda giudiziale

La mediazione può essere disposta in appello?

Si. Il giudice, anche in sede di giudizio di appello, valutata la natura della causa, lo stato dell’istruzione e il comportamento delle parti, può invitare le stesse a procedere alla mediazione.

Quali sono i vantaggi della mediazione?

– IMMEDIATEZZA normalmente si conclude in un incontro, o comunque massimo in 4 mesi;
– ECONOMICITÀ costi contenuti e prefissati (Es: valore lite € 500.000,00 costo € 1.000,00 salvo il diritto a tariffe in convenzione), esenzione dall’imposta di bollo e da ogni tassa e dall’imposta di registro per il verbale se il valore dell’accordo non supera i 50.000,00 euro, detraibilità fiscale fino a € 500,00 di credito d’imposta (esempio: su € 1.100,00 di tasse, € 600,00 da versare), in caso di insuccesso ridotto della metà;
– CENTRALITÀ DELLE PARTI COINVOLTE soddisfazione di entrambe le parti, partecipazione con o senza l’ausilio di un consulente;
– INFORMALITÀ priva degli schemi del processo e possibilità in qualunque momento d’interrompere e
abbandonare la procedura;
– CONFIDENZIALITA E RISERVATEZZA obbligo delle parti e del mediatore a non rivelare alcuna informazione ottenuta nel corso dell’intera procedura, anche in un eventuale futuro giudizio. Il mediatore non può essere tenuto a deporre davanti al giudice o altra autorità sulle questioni inerenti al procedimento che si è svolto sotto la sua direzione, in quanto a lui vengono estese le garanzie di libertà del difensore ex art. 103 c.p.p. e la disciplina sul segreto professionale ex art. 200 c.p.p.
Attraverso lo strumento della mediazione, le parti potranno trovare una soluzione adeguata e duratura al loro conflitto, nel rispetto dei rispettivi interessi e bisogni (win-win solution), ciò grazie ad una terza persona indipendente, neutrale, imparziale e senza potere decisionale, il mediatore, il quale, ponendosi quale facilitatore di un accordo spontaneo che può nascere tra le parti (mediazione facilitativa), o formulando una proposta di accordo che le parti sono libere di accettare o rifiutare, può farle arrivare all’accordo di conciliazione, anche coinvolgendo interessi originariamente non prospettati, di natura anche non economica, che ampliano la torta negoziale (mediazione aggiudicativa)

Chi non può pagare la mediazione civile cosa deve fare?

La parte che non sia in grado di sostenere economicamente il procedimento deve presentare presso l’Organismo di mediazione una dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà e se sono ritenuti necessari ulteriori accertamenti dovrà presentare la documentazione relativa alla propria situazione economica. L’Organismo di mediazione non percepirà la tariffa dal soggetto che si trova nelle condizioni per l’ammissione al gratuito patrocinio.

Cos'è la clausola di mediazione in un contratto o statuto?

L’art. 5, comma 5, del D.Lgs 28/2010 prevede la possibilità di inserire nei contratti, statuti o atti costitutivi di enti una clausola di mediazione che permette alle parti di individuare preventivamente l’organismo di mediazione che ritengono maggiormente idoneo alla gestione della proprie future controversie.
A tale scopo Concormedia ha predisposto un modello di “clausola di mediazione” che può essere inserita dalle società o enti, ma anche dai professionisti privati, nei propri contratti e statuti.
Gli esperti di Concormedia sono comunque a disposizione di tutti coloro che fossero intenzionati ad affidare all’organismo la gestione delle proprie mediazioni, per predisporre specifiche clausole di mediazione rispondenti alle singole esigenze.

Quali sono i requisiti per diventare mediatore?

I requisiti di qualificazione professionale necessari a svolgere il ruolo di mediatore civile sono:
– titolo di studio non inferiore al diploma di laurea universitaria triennale ovvero, in alternativa, iscrizione ad un ordine o ad un collegio professionale;
– possesso di una specifica formazione (e successivamente di uno specifico aggiornamento almeno biennale), acquisita attraverso un corso di formazione presso un ente abilitato ai sensi dell’art.18 del D.M. 180/2010 (durata del corso e valutazione finale sono da specificare all’atto dell’iscrizione presso l’ Organismo);
– requisiti di onorabilità.

Quali prospettive ha il mediatore?

Le prospettive professionali per il mediatore civile, sono vaste e stimolanti, poiché egli non essendo un giudice, né un arbitro, ma un “facilitatore”, terzo e imparziale, deve possedere sia competenze giuridiche, economiche, tecniche, umane e relazionali, che capacità specifiche per una proficua risoluzione dei conflitti.

Quali qualità possiede il mediatore?

Il mediatore è un soggetto qualificato che ha conseguito una specifica abilitazione dopo aver seguito un corso organizzato da un ente di formazione accreditato presso il Ministero della Giustizia. Il conseguimento dell’abilitazione è necessario per l’iscrizione fino ad un massimo di cinque organismi di mediazione.
Il mediatore è dotato di autorevolezza al fine di garantire il rispetto delle regole procedurali e per assicurare la sua estraneità ai fatti oggetto del procedimento sottoscrive una dichiarazione di imparzialità. La funzione del mediatore è quella di creare un clima di collaborazione e di apertura al confronto, in modo da agevolare un accordo consensuale e soddisfacente tra due o più parti. Queste ultime restano, è bene precisarlo, le protagoniste assolute del procedimento.

In che cosa consiste l'obbligo di aggiornamento e di tirocinio assistito del mediatore?

Il professionista che ha attenuto il titolo di mediatore riconosciuto dal Ministero della Giustizia, può iniziare subito a svolgere la propria attività iscrivendosi presso un Organismo di mediazione accreditato, ma, per mantenere l’abilitazione, ha l’obbligo di svolgere un percorso di aggiornamento formativo con una durata complessiva non inferiore a 18 ore biennali, articolato in corsi teorici e pratici avanzati, ed assistere in qualità di uditore, sempre nel biennio, ad almeno venti casi di mediazione presso un qualsiasi organismo accreditato; cd. “tirocinio assistito”

Con circolare del 20 dicembre 2011 Il Ministero di Giustizia ha chiarito che l’obbligo di aggiornamento sussiste solo per i mediatori già iscritti negli elenchi di un Organismo di mediazione e che costituisce partecipazione valida ai fini del tirocinio assistito anche la sola presenza del mediatore ad una singola fase (una singolo incontro) del procedimento di mediazione. Il tirocinio assistito dovrà essere rinnovato ogni 2 anni.

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